MACCHINE

Siamo semplicemente delle macchine, degli automi, ma è difficilissimo divenirne consapevoli e così manchiamo l’opportunità di risvegliarci dal nostro sonno.

Il nostro corpo e la nostra mente sono diventati, in milioni di anni di evoluzione, strumenti talmente sofisticati da potersi permettere di vivere una vita intera apparentemente significativa senza di “noi”, senza l’anima. Acquisiscono una quantità tale di dati e informazioni che, semplicemente ripetendole fino alla morte, riescono a compiere la maggior parte delle azioni utili alla sopravvivenza, con la falsa convinzione di essere qualcosa di più di una stupida macchina priva di vita. Ci hanno spodestato. Noi, il vero sé, tentiamo con ogni mezzo di far comprendere loro che se seguissero le nostre indicazioni vivrebbero una vita piena, meravigliosa, estatica, ma sono sordi ad ogni richiamo. La nostra mente è terrorizzata all’idea di dover cedere il potere, usurpato inopportunamente al centro più profondo del nostro essere. Non immagina che riprendere il posto che le compete, quello di prezioso strumento al servizio della propria anima, costituirebbe un grande beneficio anche per sé stessa. 

Questo potrebbe essere un esempio della giornata tipo di una “macchina” del ventunesimo secolo: al mattino ti alzi dal letto con entusiasmo, i pensieri all’incontro piacevole che ti attende alla sera; esci per recarti al lavoro e, durante il percorso, un automobilista irrequieto ed insolente ti fa oggetto di violenti insulti per non avergli ceduto la strada: il sangue ti sale alla testa e immediato sopraggiunge il cattivo umore. Al lavoro l’imprevista assenza di un collega raddoppia le tue incombenze, e il tuo malumore. In un paio d’ore, comunque, il pensiero dell’appuntamento galante della sera riesce a farti tornare il buon umore, e a pranzo intavoli una conversazione interessante con una collega deliziosa che sembra essersi arresa al tuo fare carismatico: sei al settimo cielo. All’improvviso, un movimento sfortunato, il tuo avambraccio sinistro va ad urtare lievemente un bicchiere e parte del contenuto decide di sistemarsi in pianta stabile sulla tua ex camicia linda e profumata. Il piccolo incidente smorza il tuo entusiasmo ed è irritante il pensiero di dover tornare a casa a cambiarti per l’appuntamento. Energia e disinvoltura si defilano rapidi; la ragazza ora appare disinteressata e pensieri di fallimento si accavallano nella tua mente. Più tardi, lentamente ritorna una certa tranquillità interiore, ma il lavoro non vuole terminare e quando alzi lo sguardo alle lancette dell’orologio, “inquieto” diventa l’aggettivo più adatto per definire il tuo stato d’animo; al telefono, sposti l’appuntamento di un’ora e alla reazione della ragazza l’aggettivo trasmuta in “agitato”. Porti a termine in fretta il lavoro, corri a casa a cambiarti, voli all’appuntamento. A cena, l’atmosfera, la musica di sottofondo, piano piano ti rilassano, lei sorride, tu sorridi, la serata trascorre piacevolmente. Più tardi ti ritrovi tranquillo davanti la porta di casa, ma ti accorgi che non hai le chiavi per entrare, con stizza pensi che probabilmente ti sono cadute davanti il locale mentre estraevi dalla tasca le chiavi della macchina. Infastidito, torni alla macchina, accendi il motore imprecando e ti accorgi che le chiavi sono lì, ti erano scivolate dentro l’abitacolo! Sorridente ti addormenti poco dopo, senza sospettare che quel giorno.  non ti sei mai svegliato! Hai creduto di aver effettuato delle scelte, compiuto delle azioni, ma in realtà sei stato solo manovrato dagli eventi, ogni tuo stato d’animo è stato casuale.
E’ tutto automatico, 24 ore su 24, non c’è niente di vivo, sono sempre soltanto reazioni meccaniche ad innumerevoli eventi esteriori che ci controllano. Le nostre non sono azioni ma reazioni. Siamo prigionieri. Divenirne consapevoli è il primo passo, riacquistare il controllo della nostra mente, il secondo. 
(Gurdjieff) Osservando continuamente sé stesso, un uomo scoprirà una quantità di aspetti molto importanti del suo essere. Constaterà con chiarezza indubitabile, il fatto che, le sue azioni, i suoi pensieri, i suoi sentimenti e le sue parole sono il risultato di influenze esteriori, e che nulla proviene da lui. Egli comprenderà e vedrà che è effettivamente un automa che agisce sotto l’influenza di stimoli esterni. Egli sentirà la sua completa meccanicità. Tutto accade, l’uomo non può “fare”nulla. E’ una macchina comandata dall’esterno da choc accidentali. Ogni choc richiama alla superficie uno dei suoi “io”. Un nuovo choc, e questo “io” scompare, un altro prende il suo posto. Un altro piccolo cambiamento nel mondo che lo circonda, ed ecco ancora un nuovo “io”. L’uomo comincerà da quel momento a capire che non ha il minimo potere su sé stesso, che non sa mai ciò che potrà dire o fare un momento dopo, che non può rispondere di sé stesso, non fosse che per qualche istante. Capirà che, se rimane lo stesso e non fa nulla di inatteso è semplicemente perché non si verifica alcun cambiamento esteriore inatteso. Capirà che le sue azioni sono interamente comandate dalle condizioni esterne e che non ha in sé nulla di permanente dal quale possa venire un controllo, non una sola funzione permanente, non un solo stato permanente. (Osho) Una delle cose più importanti da capire, per ciò che riguarda l’essere umano, è questa: egli è addormentato. Anche quando crede di essere sveglio, non lo è. Essere svegli è la più grande illusione in cui l’uomo vive. E una volta accettata l’idea che sei già sveglio, non si pone il problema di fare uno sforzo per svegliarsi. 

L’unica cosa che si deve imparare è l’arte dell’osservazione. Guarda! Osserva ogni azione che compi. Osserva ogni pensiero che scorre nella tua mente. Osserva ogni desiderio che prende possesso di te. Osserva anche i più piccoli gesti, camminare, parlare, mangiare, fare il bagno. Continua ad osservare ogni cosa. Non mangiare in maniera meccanica, osserva con attenzione.  Muoviti nella vita osservando continuamente…

Molto spesso te ne dimenticherai, ma non rammaricartene e appena te ne ricordi, torna di nuovo ad osservare. Quando osservi, nasce chiarezza. Il tuo osservare diventa un’isola, una cittadella, che nessuna passione, nessuna cupidigia, nessuna avidità, nessuna rabbia può più dominare. Con quell’isola, per la prima volta diventi un uomo totale, un individuo integro. Per la prima volta, diventi un essere umano.